Home | Intro | Libri della Bibbia | Mappa | Archivio | E-mail

 

Riflessioni

Cerca nel sito:

Il lupo e l'agnello

Vediamo come si comporta un cristiano dopo aver subito un torto.
leggi

Gesù figlio Dio

Chi era veramente Gesù di Nazaret? Breve analisi della sua vita.
leggi

Cristiani: scelte di vita

L'amore per il denaro e per la cose materiali è in armonia con l'amore per Dio?.
leggi

 
OGNI MESE PROPORREMMO ALCUNI ARGOMENTI PER RIFLETTERE INSIEME, AIUTATECI CON LE VOSTRE DOMANDE.

IL LUPO E L'AGNELLO

Un lupo vide un agnello presso un torrente che beveva, e gli venne voglia di mangiarselo con qualche bel pretesto. Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo di insudiciare l'acqua, così che egli non poteva bere. L'agnello gli fece notare che, per bere, esso sfiorava appena l'acqua col muso e che, d'altra parte, stando a valle, non gli era possibile intorbidare la corrente a monte. Venutogli meno quel pretesto, il lupo allora gli disse: <<Ma tu sei quello che l'anno scorso ha insultato mio padre>>. E l'agnello a spiegarli che a quella data egli non era ancora venuto al mondo.
<< Bene>>, concluse il lupo, <<se tu sei così bravo a trovar delle scuse, io non posso mica rinunciare a mangiarti>>.

Favole riferite agli animali, ma con evidenti allusioni al mondo degli uomini, dai tempi di Esopo ad oggi ne sono state coniate a migliaia. Tra i maggiori imitatori delle favole esopiche troviamo Fedro e La Fontaine. In tempi più recenti, ricordiamo il famoso Trilussa che molto ha contribuito con le sue poesie fiabesche a donarci un messaggio sempre attuale e di grande concretezza. Oppure, per approfondire l'argomento, potremmo leggere ed apprezzare la famosa storia di George Orwell (Nome di battesimo Eric Artur Blair) La Fattoria degli animali.

Come ci insegna Esopo nella sua favola lupi e agnelli non possono convivere, o, per meglio dire, gli agnelli non potrebbero vivere a lungo tra i lupi in quanto verrebbero prontamente e senza nessuna attenuante divorati.

Lasciamo che sia lo stesso narratore ad esporre la morale della favola nella sua conclusione:

"La favola mostra che contro chi ha deciso di far un torto non c'è giusta difesa che valga."

Non c'è difesa che tenga contro chi ingiustamente accusa, questo è un punto fermo.

Quando ci si trova in presenza di lupi affamati ed oggi purtroppo, ve ne sono molti, come si deve comportare il cristiano? vediamo cose dice la Bibbia:"...poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore. Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene."  (Romani 12:19-21)

"A chi ti percuote su una guancia, porgigli anche l'altra; e a chi ti toglie il mantello non impedire di prenderti anche la tunica" (Luca 6:29)

Nello stesso contesto del Sermone del monte così scrive Matteo, nel capitolo 5 dal versetto 43: "Voi avete udito che fu detto: Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico. Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figliuoli del Padre vostro che è nei cieli; poiché Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno anche i pubblicani lo stesso?  E se fate accoglienze soltanto ai vostri fratelli, che fate di singolare? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, com'è perfetto il Padre vostro celeste."

Questa volta non ci troviamo di fronte a delle favole, che per belle e giuste che siano possono darci solo in teoria una lezione di vita, ma in pratica rimangono sfuggevoli e poco realistiche come sono per l'appunto le favole.

Questa volta l'autore non è un uomo, ma è la voce del Figliuolo di Dio. La sua Parola ci consiglia ed esorta ad amare i nostri nemici.

Non belle frasi dette senza convinzione, o solo per amore di insegnamento. Ma parole motivate da una profonda e concreta partecipazione. Frasi a cui seguono fatti e circostanze concrete per il Figlio di Dio, frasi che Lui stesso non solo non ha mai rinnegato, anche se poteva farlo, ma che ha avallato con il sacrificio della Sua vita.

Accogliendo l'esempio di Nostro Signore Gesù noi crediamo che al male non si risponde con altro male. Quando subiamo un torto, nel rispetto dei limiti della legalità e della dignità umana, siamo pronti a pensare che è stato meglio per noi averlo subito che provocato. Crediamo che probabilmente esiste sempre una ragione profonda in ciò che l'uomo fa e nelle azioni che compie.

Magari, questo torto poteva essere evitato, forse se solo avessimo compreso meglio il desiderio che animava il nostro "nemico".

Riflettendo meglio i lupi non sono così cattivi, e poi oggi sono una razza protetta.

Dopo averli squartati, non riempiamo loro la pancia di sassi per poi farli annegare sotto i loro peso, così come fece il cacciatore nella favola di Cappuccetto Rosso. Forse oggi abbiamo compreso che anche i lupi più famelici hanno diritto alla vita, anche loro devono sfamarsi finché Dio gli dà la vita mangiando gli agnelli che si abbeverano alla fonte.

Cosi come gli agnelli anche i cristiani possono anche essere fagocitati dai lupi, ma sanno bene che non morranno. E' con fiducia e tranquillità che possono bere in questa fonte: "ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli darò, diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna." (Giovanni 4:14)

Il Figlio di Dio, l'Agnello di Dio, coerente con il suo credo, bevendo alla stessa fonte del lupo, si è sacrificato sino alla morte e con questo sacrificio ci perdona. Un sangue che purifica, un'offerta unica e irrepetibile, la sua vita.

E noi uomini, ci preoccupiamo per le piccole diatribe che tutti i giorni si affrontano. Proviamo a vedere il nostro "nemico" sotto una luce diversa cercando di vedere in lui, anche se sbiadita, l'immagine e la somiglianza di Dio.

Cerchiamo di portare anche noi questa piccola croce dei malesseri che ogni giorno ci affliggono, senza reagire, sopportandoli con pazienza, benignità e mansuetudine.

Sulla croce, i due ladroni erano disposti ai lati, poco prima di morire "Gesù diceva: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno." (Luca 23:24)

Poiché questa sofferta morte ha permesso a Lui di regnare per donarci il Suo perdono e distruggere definitivamente il suo nemico, il male. Infine vi sarà un ultimo avversario, ma anche per esso non vi saranno speranze: "Poiché bisogna ch'egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico che sarà distrutto, sarà la morte." (1 cor. 15:25-26)

Nicola Vannini

Stampa articolo

Inizio paginaInizio pagina

GESU’ FIGLIO DI DIO

In ogni epoca storica la religiosità degli uomini si è espressa quasi sempre con una fede cieca ed a volte irrazionale verso Dio molto spesso pilotata da secolari forme di potere religioso. Gli uomini in passato dovevano credere senza porsi domande. Una fede, quindi, imposta e spesso astratta.

Il Vangelo ci parla invece di un Dio che si propone agli uomini cercando di persuaderli, di farli arrivare a credere nella parola sua attraverso ragionamenti e attraverso le opere miracolose che Dio stesso ha compiuto tramite Gesù Cristo.

Le guarigioni di uomini malati fin dalla nascita, tutti i miracoli che la scienza umana non ha potuto spiegare ed infine la resurrezione di Gesù stesso che é tornato in vita per sempre, sono le opere che Dio ha compiuto nel mondo in presenza di testimoni oculari i quali  hanno poi raccontato questi fatti avvenuti in un prezioso libro che é giunto immutato fino ai nostri giorni: il Nuovo Testamento.

Gesù Cristo non ha mai avuto la pretesa di essere creduto per il solo motivo che parlava di Dio. Sono le sue opere che lo hanno qualificato come il mandato da Dio per eccellenza. Gesù stesso disse “se non credete a me, credete alle opere che faccio, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me ed io sono nel Padre” Giovanni 10,17ss.

Gesù nasce nel contesto sobrio e gioioso che Dio aveva ideato fin dalla creazione dell’uomo: la famiglia. Ogni altro modello di vita inventato dagli uomini è lontano da Dio perchè nega l’intelligenza che lui ha avuto nel porre l’uomo e la donna all’interno di questo nucleo.

Gesù acquisisce pian piano, nel corso della sua crescita dall’età dell’infanzia fino a quella che lo porta ad essere uomo maturo, la consapevolezza di  essere lui il messia che il mondo intero aspettava. Gesù è cosciente del fatto che Dio ha affidato a lui le promesse di salvezza dell’intera umanità che erano state profetizzate nell’antico testamento,  e lui stesso  le annunzia agli uomini e conferma le sue parole con le sue opere miracolose.

Il titolo di figlio unigenito datogli  da Dio stesso non lo usa per gonfiarsi di orgoglio e per signoreggiare sugli uomini ma piuttosto ogni sua azione è finalizzata alla salvezza di quanti più uomini possibile. Egli cerca di persuadere perfino le persone più malvagie che gli si presentano, come i farisei.

Pian piano tutti gli uomini del suo tempo si rendono conto di chi hanno di fronte al punto che anche le persone più scettiche dicono “ma quando il cristo sarà venuto, farà egli più miracoli che questi non abbia fatto?”. La divinità di Gesù è sotto gli occhi di tutti.

Gesù è la risposta vivente a quella domanda intima della coscienza di Pietro “Signore, a chi ce ne andremo noi?” Giovanni 6,68;

Gesù è la risposta vivente a quella domanda intima della coscienza di quel giovane ricco “Signore che cosa mi manca ancora?” Matteo 19,20

Gesù è la risposta vivente a quel immenso bisogno di amore, a quel insaziabile bisogno di certezze che abitano nei pensieri e nella coscienza di tutti gli uomini di questo mondo. Marco 6,34.

Il titolo di Gesù figlio di Dio portò con se delle conseguenze; Gesù aveva una missione e si mise risolutamente in via per andare a Gerusalemme (Luca 9,51) dove morì sulla croce portandosi addosso le colpe di tutti gli uomini. Ma non era possibile che Gesù fosse ritenuto dalla morte (Atti 2,24). Fede, speranza e amore non muoiono mai, sono eterne. Ed è perciò che: "Dio ha sovranamente innalzato Gesù Cristo e gli ha dato il nome che è al disopra d’ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" (Filippesi 2,9ss).

Giancarlo Rosati

Stampa articolo

Inizio paginaInizio pagina

CRISTIANI: SCELTE DI VITA

Nella scala dei valori della società odierna, il denaro è sicuramente tra i più importanti. Ma in che termini nella Bibbia si parla di questo argomento? Nel Vangelo di Matteo è scritto: «Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano;  ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano. Perché dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore.» (Matteo 6:19)
Il Vangelo ci parla di una ricchezza spirituale, di fede che ci permetta di compiere delle opere buone e di avvicinarci a Dio.

Paolo scrive a Timoteo: «La pietà, con animo contento del proprio stato, è un grande guadagno. Infatti non abbiamo portato nulla nel mondo, e neppure possiamo portarne via nulla; ma avendo di che nutrirci e di che coprirci, saremo di questo contenti.  Invece quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione. Infatti l'amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori

Il guadagno di cui ci parla il Vangelo è quindi quello di essere contenti di ciò che si possiede senza smanie di ricchezze ulteriori.

«La vostra condotta non sia dominata dall'amore del denaro; siate contenti delle cose che avete»(Ebrei 13:5)

A causa del febbrile attaccamento al lavoro e al denaro, viviamo invece vite frenetiche sottraendo tempo a Dio, alla famiglia, ai figli, a ciò che dovrebbe rivestire maggiore importanza in questa nostra vita terrena. La società non ci insegna altro che l’amore per il denaro ed il consumismo, siamo insoddisfatti se non possiamo acquistare un abito griffato e abituati a giudicarci in base a ciò che possediamo. E invece Gesù ci insegna che «non è dall’abbondanza dei beni che uno possiede, ch’egli ha la sua vita». (Luca 12:15)

«Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose, e ricerca la giustizia, la pietà, la fede, l'amore, la costanza e la mansuetudine.» (1 Timoteo 6:11)

Sono queste le cose importanti per il Vangelo e questi i valori di noi Cristiani della Chiesa di Cristo di Pomezia.

Il cristiano è sereno anche se non può acquistare un bel vestito, una macchina o un appartamento perché si accontenta di ciò che possiede senza lamentarsi e senza invidiare chi ha di più.

«non abbiate l’animo alle cose alte, ma lasciatevi attirare dalle umili».(Romani 12:16)

Il Vangelo ci insegna la sobrietà nel vestire, nel mangiare, nel bere, la semplicità, l’alienazione da eccessi e superfluità.

«allontana da me vanità e parola bugiarda; non darmi né povertà né ricchezze, cibami del pane che mi è necessario, perché io, una volta sazio, non ti rinneghi e dica: "Chi è il SIGNORE?”» (Proverbi 30:8)

Gli insegnamenti della Bibbia hanno sempre una propria ratio in quanto ispirati da Dio e se ci soffermiamo a riflettere ci renderemo conto che è difficile rimanere sobri da ricchi. Ciò che è condannato non è la ricchezza in sé ma il cattivo uso della ricchezza, il volere ed il cercare l’agiatezza, l’attaccamento al denaro ed ai beni terreni, la vanità, l’avarizia, l’arrivismo, il mettere da parte ciò che è importante per amore dei soldi. La parabola del giovane ricco (Marco 10:17) avalla tutto ciò.

«Guàrdati dal dimenticare il SIGNORE, il tuo Dio, al punto da non osservare i suoi comandamenti, le sue prescrizioni e le sue leggi che oggi ti do; affinché non avvenga, dopo che avrai mangiato a sazietà e avrai costruito e abitato delle belle case,  dopo che avrai visto il tuo bestiame grosso e minuto moltiplicarsi, accrescersi il tuo argento, il tuo oro e abbondare ogni tua cosa, che il tuo cuore si insuperbisca e tu dimentichi il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù;» (Deuteronomio 8:11)
«Perché spendete denaro per ciò che non è pane, e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono» (Isaia 55:2)

«Stolto questa notte morrai e ciò che hai accumulato di chi sarà?» (Luca 12:20)

Il cristiano non deve dimenticare che tanto le sue ricchezze quanto la sua stessa vita sono caduche e precarie, solo la Parola di Dio è eterna ed immortale.

«L’erba secca e il fiore cade, ma la parola del Signore permane in eterno». (1Pietro 1:24)

Il cristiano è fiducioso nell’avvenire, si affida totalmente a Dio, è contento sia nell’abbondanza quanto nella scarsità.

«Non siate con ansietà solleciti per la vita vostra di quel che mangerete; né per il corpo di quel che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento, e il corpo è più del vestito. Anche voi non cercate che mangerete e che berrete, e non ne state in sospeso; poiché tutte queste cose sono le genti del mondo che le ricercano; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo Regno e queste cose vi saranno sopraggiunte» (Luca 12:22)

«Or il fratello d’umili condizioni si glori della sua elevazione; e il ricco della sua umiliazione, perché passerà come fior d’erba. Il sole si leva col suo calore ardente e fa seccare l’erba, e il fiore d’essa cade, e la bellezza della sua apparenza perisce; così anche il ricco appassirà nelle sue imprese» (Giacomo 1:9)

Francesca Passaro

Stampa articolo

Uno sguardo da vicino...

  Inizio paginaInizio pagina  
Hai delle domande?Presentaci ad un tuo amicoRegistrazione ancora non disponibile.power by Google  Cerca con Google 

© 2005 Nicola Vannini
All site content © Chiesa di Cristo di Pomezia